La preside fa un elenco delle rigide regole scolastiche istituite in una scuola colombiana
L’autonomia scolastica garantita agli istituti di ogni ordine e grado consente la possibilità di istituire precise regole da far rispettare ai propri studenti. Un’autonomia che riveste indistintamente il campo didattico, amministrativo ed organizzativo. Ne consegue, un’imposizione variegata di regole e norme che cambiano da istituto ad istituto e che rispecchiano sostanzialmente il tratto educativo che si vuole perseguire a favore della propria comunità scolastica. Ovviamente, l’insieme variegato di regole determinato dall’autonomia scolastica può andare incontro anche a critiche e valutazioni negative circa il livello di severità adottato. Proprio come è accaduto ad una scuola colombiana, recentemente rimbalzata agli onori della popolarità social per il particolare manuale di convivenza locale adottato. Approfondiamo insieme.

La scuola colombiana Misael Pastrana Borrero, situata nel comune di Rivera, si è distinta ultimamente sui social media in seguito ad un discorso piuttosto controverso esposto dalla preside dell’istituto, Olga Narváez. Un discorso improntato all’imposizione di regole e norme rigide e non suscettibile di negoziazione alle quali tutti gli studenti hanno l’obbligo di attenersi.

Di seguito, uno stralcio dell’intervento pronunciato dalla direttrice scolastica:
“Non sono ammessi gli studenti con il cellulare, non sono ammessi gli studenti con il berretto, con i capelli lunghi, con i capelli di tutti i colori o con i piercing. L’istituzione non è responsabile di questi studenti.”
È ferma convinzione della preside che l’andamento scolastico negativo di alcuni studenti sia strettamente riconducibile all’utilizzo spropositato dei cellulari e della loro conseguente dipendenza. La direttrice ha comunicato ai genitori degli studenti il tenore delle regole imposte nel suo istituto, invitando chiunque non fosse disposto a seguirle a cambiare tranquillamente scuola.
Olga è fermamente convinta di quanta importanza rivesta, al giorno d’oggi, l’osservanza da parte dei ragazzi di una disciplina severa. Una disciplina che non vede di buon occhio lo sfoggio di capigliature colorate e di piercing.

Ovviamente il tenore di questo discorso ha suscitato non poche reazioni, anche di diversa natura. C’è ad esempio chi si è dichiarato profondamente contrario alla rigidità delle regole imposte da questa preside. Jairo Losada, segretario generale dell’Associazione degli Istituti Huilense, ad esempio, è convinto che l’intelligenza emotiva e il rispetto reciproco trascendano da qualsiasi mero aspetto estetico. Di contro, il sindaco del comune di Rivera, Jhon Jairo Yepes, è apparso favorevole all’assunzione di regole severe, di stampo simile a quelle in vigore quando era lui stesso un giovane studente.
La discussione innescata in Colombia ha coinvolto numerosi altri Paesi. E voi, cosa ne pensate in merito?